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Se volete leggere dei romanzi intensi, toccanti che trattano il tema dell’adozione e dell’essere madre, vi consiglio due titoli interessanti.

Il 1° si intitola “L’arminuta” di Donatella Di Pietrantonio che è la storia raccontata in 1° persona di una ragazzina di 13 anni che da un giorno all’altro scopre di non essere la figlia delle persone con cui è cresciuta e viene “restituita” alla sua famiglia di sangue.

Da qui il nome l’arminuta = restituita .

Da quel momento perde tutte le sue certezze, una casa confortevole, le amiche, gli affetti e si ritrova a vivere in una piccola casa, con tanti fratelli con cui condividere il poco posseduto.

Un romanzo di emozioni forti in cui viene toccato il tema della maternità attraverso le due figure di madre che seppur per motivazioni differenti, rinunciano alla figlia attraverso scelte sofferte, lasciando la figlia ad affrontare un doppio abbandono.

Nonostante tutto  è un romanzo che mette in luce tutta la capacità di resilienza e resistenza al dolore.

L’arminuta in particolare trova la sua salvezza nel rapporto con la sorella Adriana e nella complicità che insieme riescono a trovare.

 

Il 2° libro che vi consiglio di leggere si intitola “Vai e vivrai” di Radu Mihaileanu e Alain Dugrand.

Tutta la storia si inserisce nella vicenda storica dei falash, ebrei neri, che vivevano tra Etiopia e Sudan, oggetto dell’operazione “Mosè” che a metà degli anni ’80, attraverso operazioni segrete israeliane – statunitensi, riconducono in Terra Santa il popolo di Israele.

In questa cornice storica, viene raccontata la vicenda di Shlomo, un bambino di 9 anni che viene fatto sostituire dalla madre cristiana ad un figlio morto di una donna Falasha e che giunge quindi con lei in Israele.

Qui dopo varie vicissitudini, viene adottato da una famiglia benestante Israeliana, ma vive tutta la sua infanzia con il terrore che scoprano la verità sul suo conto (non essere orfano e non essere ebreo).

Anche in questo libro vengono messe in risalto le due figure di madri.

– La mamma adottiva Yael, una donna capace di profonda empatia. Riesce piano piano a penetrare nei pensieri di Shlomo, ma rispetta fino in fondo anche le sue paure.

Capisce che tiene dentro di sè un grande segreto, ma rispetta il suo non volerne parlare.

Una madre che riesce a tirare fuori la grinta e le unghie per sostenere il figlio anche quando, unico nero in una scuola di bianchi, difende il suo diritto di rimanere nonostante le richieste dei genitori dei suoi compagni di espellerlo dall’istituto.

– La 1° mamma di Shlomo, una donna pronta al sacrificio di allontanare da sè il figlio per permettergli di avere un futuro.

Molto belle le parole che Shlomo le rivolge all’inizio del libro:

“È così, non ho dimenticato nulla.
‘Va’, vivi e diventa…’ Le tue parole hanno nutrito il mio dolore e e le mie speranze. ‘Va’, vivi e diventa!’ Ho rispettato il tuo desiderio: non ho mai smesso di cercare di essere qualcuno, di vivere quell’insegnamento in ogni istante dell’esistenza, passo dopo passo, per te. Non so se ce l’ho fatta, mamma, ma sono diventato un uomo di questo mondo. Sono andato, ho vissuto. Che la grazia non ti abbandoni mai.
Ogni notte leggevo il tuo sguardo sulla pelle della luna, il tuo viso, la forma dei tuoi occhi.
Sono partito nella paura e nel dolore, ma ho vissuto. Sono qualcuno.”

 

Se vi ho incuriosito, buona lettura!